Articolo sulla rivista " Motociclismo " marzo   2008

di Mario Piccirillo, foto di Nino Sapienza

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Sulle ali della

                Trinacria

Il moto club più numeroso del Sud italia è quello de Le Aquile di Palermo.

Nasce da un gruppo di amici che si ritrovano al bar Sicilia;

vivono la moto in modo estremamente rilassato, non disdegnano le soste, possibilmente gastronomiche.

Il generale dietro la collina ci ha nascosto il vino. Sotterra bottiglie in giro per la Sicilia ad ogni viaggio. Vino invecchiato tra le borse della sua Guzzi California EV e la fertile terra dell'isola. Mauro Capuana, il generale, si è disegnato una mappa per ritrovarle al prossimo passaggio, a distanza di anni. Perchè le strade del motociclista siciliano vogliono sempre la replica, si attaccano addosso all'anima e non ti lasciano passare lo stretto. Ti fanno girare la testa tra il mare, scorci di colline verdi che sembrano la Scozia, la primavera che spunta a febbraio, e la montagna con la neve che ti guarda da un altro pianeta. Paiono infinite. E invece si avvitano fino a Messina per rimbalzare indietro. Le Aquile sono i mille che su due cilindri  Guzzi allargano i confini motoristici della Sicilia. Il moto club più grosso del sud conta 98 iscritti, nasce a Palermo nel mito della Moto Guzzi e allarga la famiglia a chi si vuol far adottare. Il generale è un ex poliziotto con 46 anni di moto addosso, i chilometri ha smesso di contarli. Pensa al suo vino, quello che imbottiglia di persona e nasconde negli anfratti rurali della sua isola. Poi un giorno passa dalle parti di Trapani, ricorda quell'albero a destra, quel masso sempre sdraiato a ridosso di un cespuglio di ginestre e scava. Un bianco lasciato a riflettere per tre anni. Freddo, perfetto.. La moto per Le Aquile è così. Turistica, paciosa, sonnacchiosa e golosa. Antica, sofferta, curata, ingrassata e singhiozzante. Un pò poesia pure. E col rombo brevettato Guzzi. Il presidente Giuseppe Porretta, che nella vita fà l'operatore turistico per la Provincia di Palermo, ci apre le porte della sua piccola sede incastrata nel quartiere Acquasanta, di fronte al famigerato carcere Ucciardone. Tra il porto e il cuore della città, via della Libertà. Vecchio e nuovo quì si tengono stretti. Il club è una creatura di appena 8 anni, 6 ufficiali. Ma i mille sono quasi tutti over 40, e reggono il palcoscenico della storia del bicilindrico italiano con la passione di chi vuol restare indietro perchè ha un altro sapore. Pochi metri più sù c'è anche la loro officina " ufficiale" quella dove l'ultrasettantenne Ciccio Candela prepara e ripara da oltre 50 anni, i motori senza elettronica. Valgono la mano e il mestiere, l'odore è fraganza di grasso e benzina. I microchip restano fuori. Gente normale, questa quì . "Non mi posso nemmeno definire un vero motociclista-si smarca Porretta - sono un amante e basta. Comincia tutto per caso, come sempre. " il club nasce nel 200 " come un incontro casuale: un gruppo di guzziti che si corteggiano, che si ritrovano al bar Sicilia , un paio di volte la settimana . Ognuno portava amici,ed eravamo diventati un pò scomodi per le dimensioni del bar. Non avevamo un nostro spazio. Così nel 2002 abbiamo costituito il club e nel 2003 ci siamo affiliati alla FMI e abbiamo preso la sede.

Perchè le Guzzi?

" La mia passione per le Guzzi nasce molto tardi, per la verità. A 30 anni . Io ho amato fin da subito una moto particolare la prima California. Andavo alle superiori, un giorno venne un ragazzo più grande con questo splendore. Me ne innamorai subito. La guardavo, la studiavo e, per quanto non  potessi permettere, pensavo: "Un giorno l'avrò...". C'era un giornalaio che la metteva fuori al negozio al mattino e la rimetteva dentro la sera. Che spreco. E così, gli feci la proposta. Ci sono voluti mesi di corteggiamento, ma alla fine l'ho avuta. L'ho comprata in coincidenza con la nascita di mia figlia Maria, nel 1987. Non sapevo guidare la moto. Non ne avevo mai guidate prima . Ho cominciato da zero. L'ho comprata perchè mi piaceva. Poi è venuta una Ducati Scrambler che ancora ho. Resto un appassionato di moto  e auto d'epoca. Ma tutti abbiamo la passione per le moto italiane, Guzzi sù tutte, ovviamente" .

Perchè il club?

"La nascita del club è venuta spontanea. Il primissimo è stato Fabio Montalto, che ha creato il nucleo iniziale, e ha diffuso l'idea dell'incontro tra i guzzisti lasciando i bigliettini sulle moto che incrociava per la strada .Lui mi ha abbordato con questo stratagemma. Il primo gruppo era di una ventina di persone.

La sede è stata davvero il punto di incontro. Agli amici non si poteva negare l'accesso. Uno tira l'altro, e alla fine, si può dire che questo si è trasformato in un club plurimarche. Si chiama ancora Le Aquile, anche se si tratta di aquile di diverso genere. Organizziamo le passeggiate domenicali ma anche eventi speciali. Abbiamo fatto una manifestazione all'interno del carcere Ucciardone, per far sentire la nostra passione ai detenuti. Abbiamo un socio all'interno".

In che senso?

"No, è una guardia carceraria..."

Chi è il socio tipo del club e come è organizzato?

" Ci mancano solo 20 iscritti per fare cifra tonda: 1000. Che è l'apice massimo, siamo andati sempre in crescendo. Siamo stati anche premiati come club con maggior numero di soci in Sicilia dalla FMI. E, tra quelli associati alla federazione, lo siamo al sud. Ognuno fà la propria parte. Chi è semplicemente socio si gode le iniziative in maniera più tranquilla. Ogni domenica facciamo delle uscite organizzate in base ai raduni e alle condizioni atmosferici. Poi ci sono gli eventi speciali. Ci pensa il direttivo a organizzarli. Questo è composto da 11 appassionati, tra cui io, il vice presidente Francesco Trupiano, il segretario Salvatore Patellaro e il tesoriere Giovanni Brilla. Ci autofinanziamo totalmente, nel 2007 abbiamo speso circa 30.000 euro. Siamo impiegati, c'è qualche libero professionista. Il generale è pensionato, anagraficamente è l più anziano del gruppo, ma è il più giovane di spirito. Il socio medio ha tra i 40 e i 50 anni. Il più giovane ha 26. Ci sono una decina di donne. Una ha anche una V7, quella col cambio a destra. Non è un club di corsaioli . Le nostre uscite sono turistiche. C'è persino un micro gruppo di vespisti , che è una nostra piccola appendice. Ma lo zoccolo duro del  club è formata da amanti di moto storiche. L'anno scorso abbiamo organizzato la rievocazione della Targa Florio motociclistica . E la faremo ogni anno la prima domenica di ottobre. La prima fù fatta nel 1920. E nel "21 la Guzzi  con la normale vinse la sua prima gara proprio  in Sicilia. Vogliamo arrivare al centenario, il 4 ottobre 2020. Le vogliamo restituire il respiro nazionale.

La storia fa i conti con la tecnologia che avanza, come "vi difendete" ?

" Accanto la sede abbiamo uno dei meccanici storici di Palermo, si chiama Ciccio Candela, ha più di 70 anni e l'officina da 50. Ha sempre avuto lui in manutenzione le nostre moto, oltre che quelle della Polizia e dei Carabinieri. E' un profondo conoscitore della Guzzi  e ha un magazzino ricambi difficile da trovare altrove, ormai. I meccanici di vecchio stampo stanno scomparendo. Quelli nuovi sono montatori. E ci manca un pò anche il contatto ufficiale con la casa madre.

Il Moto Guzzi World Club è ben organizzato, ma per esempio in Sicilia non esiste un concessionario ufficiale. Pensate che noi siamo costretti a fare riferimento a quello di Reggio Calabria...". Isolati nell'isola. Ma le Aquile colano, no?

                      Il circuito

                                senza tempo

L'itinerario che ci propongono Le Aquile

ripercorre lo storico circuito della Targa Florio,

che attraversa il favoloso Parco delle Madonie

e ci restituisce scampoli di una Sicilia d'antan

Quasi 80 chilometri di colline, prati verdi, il mare laggiù in fondo, e storia. Di motori e di Sicilia antica. Per ascoltare il rombo del bicilindrico italiano nel silenzio assoluto nel Parco delle Madonie.Da Palermo a chiudere il percorso della mitica Targa Florio, gara automobilistica prima e poi anche motociclistica, organizzata in Sicilia dal Cavalier Vincenzo Florio, dal 1906. Sicilia vera, odoroso e addormentata. Si parte da Palermo, superando sulla SS 113 gli scorci di mare di Ficarazzi fino alla panoramica Bagheria. Ville barocche dell'antica nobiltà palermitana, che una volta, erano il cuore di parchi e terreni agricoli. Scendendo verso il mare si raggiunge rapidamente il sito archeologico di Solunto che, assieme a Mozia e Palermo, rappresenta una delle tre principali città puniche della Sicilia occidentale. La SS 113 supera Termini Imerese, con i suoi imponenti insediamenti industriali e prosegue fino al bivio con la SS 120 per Cerda, la partenza della Targa Florio. Si intuiscono ancora le tribune e i box di "Floriopoli". Colpi di memoria: Ferrari e Porsche con i migliori piloti dell'epoca a velocità folli per 10 giri e 720 km. Il tracciato si inerpica su per le Modonie , un parco della natura quasi anglosassone, passando per il centro di Cerda, il paese dei carciofi (da visitare anche l'interessante museo della targa). Dondolanti tra i semi tornanti  fino a 500 metri sul livello del mare, nel verde di prati rigogliosi già a febbraio, si arriva a Caltavuturo, abbracciato sulla Rocca di Sciara, con il sito archeologico di Terravecchia . Ci si disseta alla fontanella della piazza di Scillato (la sua acqua corroborante arriva fino a Palermo) e si va avanti per Collesano. Un percorso senza tempo .

C'è l'asfalto appena rifatto , ma per il resto potremmo trovarci agli inizi del 900. Satolli di pieghe si scende verso Campofelice di Roccella, dove ci si immette sul lungo rettilineo di Buonfornello, dove i piloti della Targa, che alcun interesse avevano evidentemente per il sito archeologico di Imera, lasciavano correre i cavalli delle fuoriserie. Se non si sceglie l'autostrada, la statale riporta in breve tempo al punto di partenza. Il percorso è espandibile al circuito "grande" della Targa, che si allargava fino ad abbracciare Petralia, Geraci, Castelbuono e Isnello, prima di continuare a Collesano.

 

Una passione lunga un secolo

La prima "Targa Florio motociclistica" , organizzata dal Cavalier Vincenzo Florio, si disputò sull'allora "piccolo circuito" di 108 km (oggi "medio") per tre giri (324 km in tutto), nel lontano 4 ottobre 1920. Alla partenza piloti del calibro di Oreste Malvisi su Harley-Davidson, Ernesto Barraia su Bianchi, Mazzola, Vannoni e Pillitteri su Motosacoche, e Turani fuori gara su Indian. Le partenze, cronometrate dal Principe di Petrulla e dal cavalier Lucio Tasca, cominciarono alle 7 del mattino, ogni 10 minuti. Vinse Malvisi sulla sua Harley-Davidson , secondo Barraia sull'italianissima Bianchi 500. Il 29 aprile 2006 c'è stata la prima rievocazione storica dell'evento motciclistico , che nel ripetersi , negli anni a venire, tirerà la volata al centenario, in programma per l'ottobre 2020: per l'occasione sono previsti solenni festeggiamenti e un grande afflusso di matard, non solo guzzisti.

 

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Anno 2008